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18
Mar

Professione Designer: fare scuola

Se pensiamo al design come alla superficie di un lago, la produzione dei designer locali rappresenta il punto di inizio delle onde concentriche che man mano si allargano fino ad abbracciare la dimensione nazionale e internazionale del mercato. Un percorso di formazione che trova le proprie basi nelle scuole e negli istituti preposti all’apprendimento delle linee guida del design, dove l’incontro fra disciplina teorica e applicazione pratica avviene senza soluzione di continuità.

In questo senso la Campania può vantare la presenza di diversi capisaldi, che vanno dall’Istituto Superiore di Design fino all’Accademia della Moda, e a cui si affiancano i corsi regionali di specializzazione e parte dell’offerta didattica di centri come l’Accademia di Belle Arti di Napoli.

D’altra parte, basterebbe un rapido sguardo alla struttura e alla vision di tali programmi per ottenere la giusta percezione della crescita della figura dell’interior designer sul territorio italiano, sia in termini di specializzazione che – come osservato in precedenza – di fortuna: mai come in questa fase, infatti, la branca del design e della progettazione di interni ha acquisito prestigio e successo, riuscendo a valicare il confine fra esperti e non addetti, e a potenziare il suo lato pop.

Dalla Campania al mondo: il cammino dell’interior designer campano

Professione Designer

Ma, si diceva, la scuola è solo il punto (indispensabile) di partenza, con il compito di affidare al professionista “in uscita” i fondamenti del giudizio estetico, pratico e funzionale e la corretta dose di spirito critico necessaria a riplasmarli secondo la propria, insostituibile personalitàIl resto sta alla capacità di adattamento, al grado di intelligenza, creatività e intuitività che ciascun interior designer deve dimostrare di possedere. Soprattutto in Campania. Dove, per dirla con le parole Adele Rotella, il design esce dalle Università e dai percorsi formativi per diventare self. Per “auto-prodursi, auto-promuoversi, auto-compiangersi, auto-munirsi, auto-correggersi”; arrangiarsi e reinventarsi.

Un’arte “tutta meridionale” che, con gli strumenti adatti e fra le mani più talentuose, diventa prodotto di esportazione, marchio di fabbrica, punto di forza: se la scuola getta le basi, crea i presupposti, aderisce alle regole generali, la personalizzazione – locale, ma anche individuale – spetta al designer, e costituisce il completamento ideale e irrinunciabile del suo eccellente percorso di formazione professionale.

 

Professione designer

Così l’interior designer passa dall’essere allievo di qualcuno ad essere allievo di se stesso; senza, naturalmente, mai dimenticare il contesto con cui è chiamato di continuo a confrontarsi. Ed è allora, e attraverso di lui, che le onde della tradizione locale si irradiano fino a toccare gli altri luoghi e gli altri tempi del mondo.

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