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Butacas di Roberto Mango
13
Mag

Design: le “istruzioni per l’uso” di Roberto Mango

Roberto Mango e l’importanza della tradizione.

Dicevamo degli anni del miracolo, dei pionieri e dei rivoluzionari del mondo del design e dell’industria, in cui fa la sua comparsa Roberto Mango, una delle figure di riferimento dell’epoca.

Al fervore del tempo di Gruppo Sud lui era solo all’apparenza estraneo: si limitava ad osservarlo, evitando la competizione, e ne seguiva gli sviluppi indirettamente, dai lontani States. Più vicino all’evolversi delle arti visive, o meglio a quelle funzionali ai suoi interessi – dalla Peinture architecturée di Le Corbusier al gruppo Abstraction Creation di Hans Jean Arp, da Tino Nivola  a Lucio Fontana – prediligeva una morfologia dell’opera fondata sul metodo e sulla sinteticità.

Ed è all’essenzialità ed alla funzionalità estreme che la sua formazione di architetto e designer vissuto negli anni della Guerra lo aveva, di fatto, portato, distanziandolo dai compiacimenti stilistici fini a se stessi. Nella sua prospettiva, sedie, tavoli e lampade dovevano essere un bene d’uso prima ancora che di consumo: dovevano rispondere, cioè, all’unico e omnicomprensivo principio della vivibilità, delle esigenze e delle urgenze del quotidiano.

Roberto Mango - Grafico

Per questo Roberto Mango ricercava nella tradizione materiali, conoscenze, mestieri e soluzioni che fossero in grado di rispondere ai nuovi bisogni della società: una lettura del design e della progettazione come “missione” per il sociale.

I suoi progetti-servizio (v. foto sopra) muovevano da un profondo intento didattico, che al posto di oggetti finiti metteva veri e propri manuali d’uso, completi di codici, come base di un’ipotetica produzione seriale che avrebbe rinnovato una tecnica del passato ponendola a supporto di un immaginario inedito.

Venti trame di “spaghetti” di gres trafilato, da una parte, e una gamma di forme e modalità di tracciamenti, dall’altra, avrebbero consentito la creazione di vassoi, fruttiere, coppe e candelieri, a cavallo fra storia dell’artigianato e futuro dell’industria: questo il lavoro commissionato a Roberto Mango dall’Ente Regionale per lo Sviluppo dell’Istruzione Professionale e l’Assistenza Sociale dell’Artigianato.

Roberto Mango - Sunflower Chari

Roberto Mango. Primo piano della Sunflower con i suoi cuscini circolari. Foto R.Mango-Archivio Mango.

Altro case history fu invece la Sunflowers Chair, una forma di seduta minima per numero di componenti, essenzialità formale e strategia, per la quale Mango riprese e reinterpretò la forma conica e semisferica molto in voga all’epoca (v. foto sopra). Impianto sintetico, schienale “a cuoppo”, superficie unica; ma la vera particolarità della creazione del designer stava nella scelta del materiale – il vimini – e della sua chiara intenzione di coniugarne la natura “povera” con la serialità industriale a basso investimento, lungo un geniale percorso di controtendenza “nazional-popolare”.

Una versione della sedia di Mango, quasi imborghesita ma comunque non compromessa, fu prodotta e distribuita dalla Tecno a metà degli anni Cinquanta. Ne seguirono altre varianti, per bambini, a dondolo, da spiaggia, nelle quali la sperimentazione attraverso i materiali, dalla canapa al nylon, non fu interrotta ma, anzi, ricercata; e senza mai abbandonare il circuito dell’autoproduzione.

Una lezione dunque, quella di Roberto Mango, rivolta ai processi produttivi piuttosto che alle elaborazioni artistiche, che ha dato il via a un modello aziendale più unico che raro, fondato su piccole imprese e realtà artigianali circondate dall’humus di un’università viva. Modello di cui, allora, tutto il mondo parlò, e che andrebbe ancora raccontato, come e più di adesso.


 

Immagine in evidenza: Butacas di Roberto Mango – da www.iltavoloverde.com

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